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Sì al targhino fotocopiato
Una notizia che sa di miracoloso: il Giornale di Vicenza del 12 gennaio riporta la storia di tre enduristi nei pressi del Brenta, fermati e multati per la presenza del targhino fotocopiato, sennonché a seguito del ricorso, il giudice di pace Giorgio Dioli dà loro ragione!
Le multe ammontavano a ben 9.000 euro perché il reato commesso, secondo i militari della stazione di Bassano del Corpo Forestale dello Stato, era di riproduzione abusiva in violazione del monopolio di stato.
Il giudice ha invece affermato che “Il Corpo forestale dello Stato non ha accertato adeguatamente la violazione”, aggiungendo che “le targhe dei motoveicoli erano rappresentate da una fotocopia” e sebbene sia “un’usanza comunque riprovevole in quanto irregolare”, ha determinato che questa targa “non è da considerarsi prodotto abusivo e, in particolare, realizzato in violazione del monopolio statale”.
Questa sentenza è storica e ci permette di guardare al futuro con occhi diversi. Se un giudice ha decretato che il targhino, sebbene vietato, non rappresenta una violazione del monopolio statale, ma solo un modo, irregolare per carità, per non rompere o smarrire la targa originale, significa che qualcosa si sta muovendo e il buon senso, alla fine, vince.
Questo non significa che da oggi possiamo tranquillamente fotocopiarci la targa, ma il segnale di questa sentenza è comunque forte e rappresenta un punto di inizio fondamentale, un giro di boa che ci può far remare un po’ meno controcorrente nella nostra battaglia al diritto di fare enduro.
Per iniziare un percorso di regolamentazione del fuoristrada, occorrono esempi come questo, che portino a un impegno da parte di Ancma e Ministero dei Trasporti per proporre, anche a pagamento, un targhino in materiale plastico alternativo a quello grande in lamiera, anche se solo per uso fuoristrada. Del resto, qualcosa si sta già muovendo grazie alla FMI, che ha previsto da regolamento che da quest’anno le moto al via dei campionati nazionali dovranno avere la targa vera.
Questo ha portato a dover pensare seriamente a una soluzione e molte Case si stanno attivando. Staremo a vedere. Ma quello delle targhe è solo uno dei problemi, una goccia nel mare di fango che si allarga sempre di più in Italia (magari, in realtà è il mare di bitume che si diffonde ovunque) e così sono sempre più frequenti gli incontri e i tavoli di lavoro nei Moto Club e nei comitati regionali della FMI per trovare proposte e soluzioni concrete alla regolamentazione dell’enduro.
Il sasso è stato lanciato, per di più da un giudice, non molliamo.


